← Institutional
Watch on Instagram ↗👓 L’effetto bouba-kiki è stato descritto per la prima volta nel 1947 da Wolfgang Köhler (allora con i suoni maluma e takete): si tratta di una tendenza spontanea a associare tali suoni con forme visive appuntite (nel caso di takete/kiki) o arrotondate (maluma/bouba).
Questo effetto, potrebbe appartenere ad un fenomeno percettivo più generale per cui il cervello associa spontaneamente informazioni provenienti da sensi diversi, come ad esempio l’abbinamento di suoni più acuti con oggetti più piccoli e luminosi, o di suoni più gravi con oggetti più larghi e scuri.
🤔 Succede solo a noi esseri umani?
I risultati dello studio “Evidence of the bouba-kiki effect in naïve baby chicks”, pubblicato su Science da Maria Loconsole, Silvia Benavides-Varela e Lucia Regolin, mostrano che anche i pulcini appena nati, senza esperienza linguistica, associano “bouba” a una forma rotonda e “kiki” a una forma spigolosa.
🐣 Una possibile spiegazione è che queste associazioni abbiano una connessione con pattern dell’ambiente a cui il cervello è stato esposto nel corso dell’evoluzione: un oggetto tondo che rotola tende a produrre un suono più continuo e morbido, mentre un oggetto spigoloso genera suoni più frammentati. Il cervello potrebbe quindi essersi adattato a riconoscere e integrare corrispondenze di questo tipo.
L’effetto bouba-kiki potrebbe allora riflettere un principio di integrazione cerebrale più generale, capace di mettere in relazione informazioni provenienti da sensi diversi fin dalle prime fasi di vita, anche in specie molto distanti da noi.
#unipd @unipd.